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sabato 25 luglio 2020

Il Rafforzamento

La regola del rafforzamento sintattico, in genere ignorata (al nord) o malamente utilizzata (al sud), impone di pronunciare alcune consonanti semplici, poste ad inizio di parola, come se fossero doppie.
Questo raddoppiamento pronunciato, e non scritto, deve essere effettuato nei seguenti casi:

  1. Dopo tutte le parole polisillabe tronche
Esempi:
  • perché no --> perché-nnò
  • città santa --> città-ssanta
  • sarò tua --> sarò-ttua

2. Dopo i monosillabi accentati o tonici né, già, quà, là, fa, più, sì, ma, sa, fra, se, a, e, o,ecc..
Esempi:
  • già detto --> già-ddetto
  • là sotto --> là-ssotto
  • fra noi --> fra-nnoi
  • se dici --> se-ddici
  • e poi --> e-ppoi
  • a noi --> a-nnoi
    3.  Dopo la forma è del verbo essere
      Esempi:
      • è vero --> è-vvero
      • è falso --> è-ffalso

      dal: http://www.attori.com/dizione/Diz12.htm

      Le vocali

      Nella lingua italiana le Vocali vanno distinte fra:

      Vocali alfabetiche, in numero di CINQUE: a, e, i, o, u
      Vocali fonetiche, in numero di SETTE: a, è (aperta), é (chiusa), i, ò (aperta), ó (chiusa), u

      Come si può notare nella categoria delle Vocali fonetiche sono annoverati due tipi di e e due tipi di o, è infatti su queste due vocali che incide la distinzione fonetica di pronuncia.

      La S dolce o sonora

      La "s" dolce o sonora italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo asma e si presenta nei seguenti casi:
      1.  Quando si trova tra due vocali

      Esempi: viso, rosa, chiesa, bisogno, uso, coeso, difeso, contuso, colluso, reso, steso, bleso, blusa

      Eccezioni ("S" sorda):
      In alcuni vocaboli come preside, presidente, trasecolare, disegno. Questi vocaboli, in realtà, sono vocaboli composti anche se questa caratteristica non è immediatamente evidente.

      2. Quando è seguita dalle consonanti cosiddette sonore "b", "d", "g", "l", "m", "n", "r", "v"

      Esempi: sbarco, sdegno, sdoppiare, sgarbo, sgridare, slitta, slegare, smania, sminuzzare, sniffare, snaturare, sradicare, svelto, sventare

      dal:http://www.attori.com/dizione/Diz09.htm

      La S aspra o sorda

      La "S" aspra o sorda italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo sale e si presenta nei seguenti casi:
      1.  Quando si trova in principio di vocabolo ed è seguita da vocale
      Esempi: sole, sale, sapere, sedano, sorpresa, sabato, sicuro, solluchero, sedurre, sospetto, situazione, secessione, superiore, sultano

      2.  Quando è iniziale del secondo componente di un vocabolo composto
      Esempi: affittasi, disotto, girasole, prosegue, risapere, unisono, preservare, riservare, reggiseno, pluristrato, multistrato

      3.  Quando è doppia
      Esempi: essere, asso, tosse, dissidio, tessera, rissa, fossa, riscossa, affossare, arrossare, assistente, intossicante

      4.  Quando è preceduta da consonante
      Esempi: arso, polso, comprensione, corso, ascensore, censore, pulsore, arsura, tonsura, censo, incenso
      Eccezioni ("o" aperta):
      • nei vocaboli con prefisso "trans-" (Es.: transalpino, transatlantico, transigere, transitare, translucido, transoceanico).

      5. Quando è seguita dalle consonanti cosiddette sorde "c", "f", "p", "q", "t"
      Esempi: scala, sfera, spola, squadra, storta, ascolto, aspetto
      dal:http://www.attori.com/dizione/Diz08.htm

      Le Consonanti S e Z

      Una distinzione simile a quella fatta per le vocali è anche individuabile per le Consonanti Sibilanti Dentali che sono la "S" e la "Z".
      Pertanto avremo:
      • Consonanti sibilanti dentali alfabetiche che sono DUE:
        • "S", "Z"
      • Consonanti sibilanti dentali fonetiche che sono QUATTRO:
        • "S" aspra, "Z" aspra (dette anche sorde)
        • "S" dolce, "Z" dolce (dette anche sonore)
      La pronuncia fonetica di queste consonanti sarà:
      "S" sorda o aspra, come nelle parole sole, rosso, cascare
      "S" sonora o dolce, come nelle parole rosa, asilo, vaso
      "Z" sorda o aspra, come nelle parole zucchero, bellezza, stanza
      "Z" sonora o dolce, come nelle parole zanzara, azalea, dozzina
      dal: http://www.attori.com/dizione/Diz07.htm

      La ó chiusa

      La "o" fonica chiusa italiana (ó) deriva spesso dalla "o" lunga e dalla "u" breve del latino classico.
      Esempi:
      nomen --> nóme
      cognosco --> conósco
      fuga --> fóga
      supra --> sópra

      La lettera "o" ha suono chiuso nei seguenti casi:
      1.  Nei monosillabi che terminano con consonante
      Esempi: cón, nón, cól

      Eccezioni ("o" aperta):
      • nei vocaboli sòl (nota musicale) e dòn.

      2. Nelle terminazioni in "-oce"
      Esempi: cróce, feróce, atróce, fóce, nóce

      Eccezioni ("o" aperta):
      • nei casi in cui la "o" sia preceduta dalla vocale "u" formando il dittongo "-uo-" (Es.: nuòce, cuòce, ecc.)
      • nel vocabolo precòce
        3. Nelle terminazioni in "-ogno", "-ogna"
        Esempi: bisógno, carógna, sógno, cicógna, zampógna, rampógna

        4.  Nei suffissi di aggettivi in "-ognolo"
        Esempi: amarógnolo, giallógnolo
          5.  Nelle terminazioni in "-one"
          Esempi: missióne, ottóne, nasóne, calzóne, coccolóne, briccóne, mascalzóne, pantalóne, giaccóne, veglióne, torrióne, bastióne

          6. Nelle terminazioni in "-zione"
          Esempi: azióne, creazióne, dizióne, lezióne, situazióne

          7.  Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-oio", "-oia"
          Esempi: abbeveratóio, galoppatóio, mangiatóia, mattatóio, corridóio, feritóia, cesóia, tettóia

          Eccezioni ("o" aperta):
          • nei vocaboli sòia, salamóia,

          8. Nelle terminazioni in "-ondo", "-onda"
          Esempi: fóndo, móndo, secóndo, sónda, ónda


          9.  Nelle terminazioni in "-onto", "-onte", "-onta"
          Esempi: Esempi: frónte, cónto, ónta, mónte, scónto, accónto, viscónte

            10.  Nei suffissi di sostantivi in "-onzolo"
            Esempi: medicónzolo, pretónzolo, girónzolo, frónzolo

            11.  Nelle terminazioni in "-ore", "-ora"
            Esempi: dolóre, amóre, óra, ancóra, finóra, attóre, candóre, tenóre, fattóre, corridóre, calóre, livóre, fervóre, colóre, nuotatóre, pescatóre

            Eccezioni ("o" aperta):
            • nei casi in cui la "o" sia preceduta dalla vocale "u" formando il dittongo "-uo-" (Es.: nuòracuòre, ecc.).

            12.  Nelle terminazioni in "-orno", "-orna"
            Esempi: giórno, contórno, fórno, adórna, ritórna, ritórno
            Eccezioni ("o" aperta):
            • nel vocabolo còrno, còrna, pòrno

            13.  Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-oso", "-osa"
            Esempi: affettuóso, afóso, erbósa, gioióso, dolorósa, ambizióso, contenzióso, collósa, medicamentósa, curióso, pallósa, sediziósa, caloróso, stizzóso, baldanzósa, borióso

            Eccezioni ("o" aperta):
            • nei vocaboli ròsa (fiore e colore), còsa, iòsa, spòsa

            14. Nei pronomi personali
            Esempi: Esempi: nói, vói, lóro, costóro, colóro

            dal:http://www.attori.com/dizione/Diz06.htm

            La ò aperta

            La "o" fonica aperta italiana (ò) deriva spesso dalla "o" breve e dal dittongo "au" del latino classico.
            Esempi:
            focus --> fuòco
            locus--> luògo
            aurum --> òro
            paucus --> pòco

            La lettera "o" ha suono aperto nei seguenti casi:
            1.  Nel dittongo "-uo"
            Esempi: tuòno, scuòla, uòmo, suòi, tuòi, buòi, vuòi, suòcera, nuòra, suòra, cuòre
            Eccezioni ("o" chiusa):
            • quando il dittongo fa parte dei suffissi di sostantivi in "-uosa", "-uoso" (Es.: affettuóso, sinuóso, flessuósa, lussuósa, fruttuóso, acquósa, ecc.)
            • nei vocaboli liquóre, languóre.

            La é chiusa

            La "e" fonica chiusa italiana (é) deriva spesso dalla "e" lunga e dal dittongo "i" breve del latino classico.
            Esempi:
            cera --> céra
            semen --> séme
            vitrum --> vétro
            capillus --> capéllo

            La lettera "e" ha suono chiuso nei seguenti casi:

            1. Nei monosillabi atoni
            Esempi: é (congiunzione), mé, né, té, sé, ré (monarca), vé, pér

            Eccezioni ("e" aperta):
            • il vocabolo  (nota musicale).
              2.  Nei suffissi di avverbi in "-mente"
              Esempi: sinceraménte, inutilménte, praticaménte, segretaménte, popolarménte, frugalménte, correttaménte

              La è aperta

              La "e" fonica aperta italiana (è) deriva spesso dalla "e" breve e dal dittongo "ae" del latino classico.
              Esempi:
              decem --> dièci,
              ferrum --> fèrro,
              laetus --> lièto,
              praesto --> prèsto.

              La lettera "e" ha suono aperto nei seguenti casi:
              1.  Nel dittongo "-ie-"
                Esempi: bandièra, ièri, cavalière, lièto, diètro
                  Eccezioni ("e" chiusa):
                  • nei suffissi dei vocaboli di derivazione etnica (Es.: ateniése, pugliése, marsigliése, ecc.),
                  • nei suffissi dei diminutivi in "-ietto" (Es.: magliétta, fogliétto, vecchiétto,ecc.)
                  • nei suffissi dei sostantivi in "-iezzo" (Es.: ampiézza)
                  • nei vocaboli chiérico e bigliétto.

                  Riassunto sui tempi dei verbi

                  I verbi ausiliari (essere e avere)


                  Modo/TempoVerbo essereVerbo avere
                  Indicativo/Presentesóno, sèi, è, siète, sónohò, avéte
                  Indicativo/Imperfettoèro, èri, èra, èranoavévo, avévi, avéva, avévano
                  Indicativo/Futuro semplicesarò, sarémo, saréteavrò, avrémo, avréte
                  Indicativo/Passato remotofósti, fósteèbbi, avésti, èbbe, avémmo, avéste, èbbero
                  Condizionale/Presentesarèi, sarésti, sarèbbe, sarémmo, saréste, sarèbberoavrèi, avrésti, avrèbbe, avrémmo, avréste, avrèbbero
                  Congiuntivo/Imperfettofóssi, fósse, fóssimo, fóste, fósseroavéssi, avésse, avéste, avéssero
                  Participio/Presente--------avènte
                  Gerundio/Presenteessèndoavèndo

                  Gli omonimi

                  Nella lingua italiana si presentano casi di omonimie che si differenziano nel loro significato proprio in ragione del diverso tipo di accento fonico che le caratterizza, sebbene, per altro, tale accento non sia mai segnalato dalla grafica.

                  Nelle due tabelle seguenti sono elencati quei casi nei quali occorre prestare particolare attenzione al fine di evitare ambiguità e malintesi.

                  venerdì 24 luglio 2020

                  Nomi Propri comuni

                  I nomi propri non seguono le regole esposte precedentemente. Occorre quindi conoscerne l'esatta pronuncia imparando a memoria quelli più comuni.

                  Eccone un elenco:
                  • Abèle, Adèlchi, Adèle, Adòlfo, Adóne, Albèrto, Agnèse, Alèssio, Alfrédo, Alighièro, Ambrògio, Amedèo, Amèlia, Amlèto, Anaclèto Andrèa, Angèlica, Antònio, Antonèllo, Ansèlmo, Arnòldo, Auròra
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