Silvia Di Pietro, campionessa mondiale juniores nei
50 farfalla
Silvia Di Pietro
è un astro nascente del nuoto italiano. È campionessa mondiale juniores in
carica nei 50 metri farfalla, specialità di cui detiene il primato italiano,
stabilito ai Mondiali di Roma 2009. Si sta preparando alla nuova stagione
agonistica in vasca corta, a cominciare dal Grand prix di fine ottobre per le
qualificazioni agli Europei. Ecco che cosa ha raccontato a noi di Che Forte!
sulla sua esperienza di giovane campionessa.
Hai iniziato a
nuotare prestissimo, a 3 anni, ma quando la tua famiglia ha capito che avevi un
vero e proprio talento per il nuoto?
«Non c’è stato
un momento preciso. Quando alla Scuola nuoto del Foro Italico mi hanno
incoraggiata a passare al preagonismo, mamma e papà hanno detto sì, la piscina
però non era il loro pallino. Ho fatto anche danza classica per un periodo, ma
con la scuola elementare ho dovuto scegliere tra le due, più che altro per una
questione di orari. Così ho deciso di continuare a nuotare, anche perché avevo
già legato con il mio allenatore, Enrico Zito, che mi segue ancora oggi».
Quali persone ti
hanno aiutato di più a coltivare il tuo talento e a incanalarlo nella giusta
direzione?
«Sicuramente il
mio allenatore e i miei genitori, che mi hanno sempre sostenuta, ma senza
accanimento».
Ti
andrebbe di condividere con noi il consiglio più importante che ti hanno dato?
«Uno dei punti
fermi della mia educazione è che gli impegni si portano a termine: prendo tutto
ciò che faccio molto seriamente».
È per questo che
sei riuscita a impegnarti sia nello sport sia nello studio?
«Sì, infatti
frequento il liceo classico. Per un breve periodo ho provato a seguire i corsi
di scuola privata, perché alla pubblica non è possibile fare tanti giorni di
assenza. Poi però ho deciso di tornare all’insegnamento pubblico perché volevo
continuare gli studi a un buon livello. Anche nella scelta scolastica i miei
genitori mi hanno lasciato libera».
Tra la scuola e
il nuoto, siamo certi che trovi anche il tempo per gli amici!
«Certo, il tempo
lo trovo, ho bisogno di una valvola di sfogo! Mi piace molto passare il tempo
libero con gli amici. Sono principalmente persone che ho conosciuto
nell’ambiente del nuoto».
Sei sempre
riuscita a migliorare le tue prestazioni in modo costante. Qual è il segreto
per non “montarsi la testa” e continuare a lavorare in modo serio?
«Devo dire che
l’atteggiamento dell’allenatore è fondamentale, ma dipende anche dal carattere
dell’atleta. Penso che bisogna tenere sempre i piedi per terra. Ho visto alcuni
miei coetanei montarsi la testa alle prime vittorie, ma bisogna stare attenti e
lavorare costantemente, anche perché il corpo cambia con il tempo e i risultati
si perdono facilmente».
E
non è soltanto il corpo a cambiare! Ora che hai diciassette anni e non sei più
una bambina, come si è evoluto il tuo rapporto con lo sport?
«Innanzitutto è
cambiato il tipo di competizioni rispetto a quando ero bambina e poi c’è più
pressione, più aspettative, sia da parte mia sia delle persone che mi stanno
attorno. Quando si è piccoli i risultati arrivano inaspettati, ci si “butta”
senza pensarci troppo. Ora è più dura, è necessario lavorare
costantemente per ottenere risultati sempre migliori. Insomma, tutto deve
essere molto più controllato».
Quante ore ti
alleni al giorno? Quanti chilometri percorri durante ogni allenamento?
«In acqua mi
alleno in media due ore al giorno, a cui si aggiunge la preparazione a terra.
Nei periodi più intensi faccio due sedute di un’ora e mezza, ma aumento
progressivamente e non sono mai stata abituata a fare tantissimi chilometri.
Credo di percorrerne circa 5 ad allenamento, ma in realtà non saprei dire con
precisione».
Qual è il tuo
ricordo sportivo più bello?
«Sicuramente i
Mondiali del 2009, la mattina in cui ho stabilito il record. È stato
incredibile e ciò che non dimenticherò mai è l’atmosfera che si era creata,
tanto più che gareggiavo a Roma, la mia città».
Ottobre 2010

